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Acido ialuronico: un nuovo approccio per prolungarne la durata nei trattamenti di medicina estetica

Un idrogel a base di acido ialuronico reticolato, arricchito con un inibitore della ialuronidasi, potrebbe contrastare la degradazione enzimatica e migliorare la persistenza dei biomateriali utilizzati nelle procedure di aumento dei tessuti molli.

L’acido ialuronico (HA) è uno dei principali ingredienti impiegati in ambito cosmetico e medico-estetico grazie alla sua elevata biocompatibilità e alla straordinaria capacità di trattenere l’acqua. Queste proprietà lo rendono particolarmente interessante anche per applicazioni biomedicali, tra cui i sistemi di rilascio dei farmaci e i trattamenti di riempimento dei tessuti molli. Tuttavia, il suo utilizzo presenta una criticità: una volta introdotto nell’organismo, l’acido ialuronico è soggetto a una rapida degradazione enzimatica, che ne limita la permanenza e la durata d’azione.

Per affrontare questa problematica, un gruppo di ricercatori, autori del recente articolo Engineering a self-protecting dermal filler: active hyaluronidase inhibition extends the in vivo persistence of cross-linked hyaluronic acid hydrogels, pubblicato su Royal Society of Chemistry Advances, ha sviluppato un idrogel a base di acido ialuronico reticolato (CLHA), incorporando specifici inibitori della ialuronidasi, l’enzima responsabile della sua degradazione. L’obiettivo è rallentare il processo di erosione enzimatica e prolungare la persistenza del materiale in vivo, preservandone al contempo le proprietà funzionali.

Le formulazioni sono state sottoposte a caratterizzazione fisico-chimica e analisi reologiche per valutarne le prestazioni. Il programma sperimentale ha inoltre incluso test di citotossicità in vitro, studi di biodegradazione e tossicità sistemica in vivo, oltre a valutazioni farmacocinetiche.

Tra gli inibitori analizzati, il sale sodico di aurotiomalato (AHM), alla concentrazione dello 0,6% in peso, ha mostrato i risultati più promettenti. La formulazione individuata, denominata AHM0.6, ha evidenziato una maggiore resistenza alla degradazione enzimatica nel tempo, mantenendo un profilo di sicurezza favorevole nelle condizioni sperimentali considerate.

Il principio alla base dell’approccio consiste nell’inibire localmente l’attività della ialuronidasi, limitando così la degradazione dell’acido ialuronico e contribuendo a preservare le proprietà viscoelastiche dell’idrogel. Questo potrebbe tradursi in una migliore performance funzionale e in una maggiore durata del biomateriale.

I risultati suggeriscono quindi che il controllo localizzato della degradazione enzimatica rappresenti una strategia promettente per sviluppare biomateriali a base di acido ialuronico più durevoli. Un approccio che potrebbe trovare applicazione nelle procedure cliniche di aumento dei tessuti molli, aprendo nuove prospettive per l’evoluzione dei filler e delle tecnologie a base di acido ialuronico.

DOI: https://doi.org/10.1039/d6ra02732f

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