Dalla medicina estetica alla cosmetica, i polideossiribonucleotidi conquistano il mondo beauty con un approccio che punta a migliorare la qualità della pelle.
La cosmetologa AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia – spiega proprietà, benefici e accorgimenti per un utilizzo consapevole.
Dalla Corea del Sud arriva una delle sigle più discusse del momento nel mondo della skincare: PDRN. Protagonisti di un trend che sta attirando l’attenzione di appassionati e professionisti della bellezza, i polideossiribonucleotidi si inseriscono in una visione della cura della pelle sempre più orientata a migliorarne la qualità, sostenendone l’elasticità, l’idratazione e la funzione barriera.
Ma che cosa sono esattamente i PDRN e perché stanno suscitando tanto interesse? “PDRN è un acronimo che sta per polideossiribonucleotidi: in parole semplici, piccoli frammenti di DNA purificato, tradizionalmente ricavati dalle gonadi di salmone o di trota”, spiega la dottoressa Benedetta Basso, cosmetologa AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia.
Queste sostanze sono utilizzate da anni in medicina estetica, attraverso trattamenti iniettivi di biostimolazione finalizzati a migliorare la cosiddetta skin quality, ovvero la qualità complessiva della pelle. L’interesse si è, nel tempo, progressivamente esteso anche al settore cosmetico, dove ingredienti riconducibili ai PDRN vengono impiegati in formulazioni dedicate alla texture cutanea, ai segni dell’invecchiamento e al supporto della barriera della pelle.
Alla base del loro successo c’è anche un cambiamento nel modo di intendere la bellezza. “Si passa dall’idea di ‘riempire e correggere’ a quella di ‘stimolare e rigenerare’, cioè a una bellezza meno invasiva, che aiuta la pelle a fare da sé”, osserva la cosmetologa. Un approccio che incontra l’interesse crescente verso cosmetici ispirati alla medicina estetica, formulati per inserirsi in routine mirate e, quando opportuno, affiancare i trattamenti professionali.
Le ricerche scientifiche evidenziano diverse azioni associate ai PDRN, tra cui la stimolazione dei fibroblasti coinvolti nella produzione di collagene, il miglioramento dell’elasticità e della texture cutanea e il possibile contributo alla funzione barriera. I PDRN hanno inoltre potenzialità lenitive e un’azione sul miglioramento dell’idratazione, con particolare interesse per le rughe sottili e perioculari.
Non tutti i PDRN, tuttavia, sono uguali. Le differenze riguardano soprattutto l’origine e la dimensione molecolare. Accanto alle forme tradizionalmente ottenute da salmone e trota, già da molti anni utilizzati in cosmetica, esistono polinucleotidi di origine vegetale, ricavati da microalghe, processi di fermentazione batterica o materie prime come ginseng, riso e tè verde, che possono risultare interessanti anche per lo sviluppo di formulazioni vegan. La dimensione delle molecole è un altro elemento da considerare, poiché quelle più piccole possono avere maggiori possibilità di raggiungere gli strati più profondi dell’epidermide.
Per orientarsi tra le formulazioni, è utile imparare a leggere l’INCI, l’elenco degli ingredienti riportato in etichetta. Il termine PDRN, infatti, può non comparire in modo esplicito: tra le denominazioni da riconoscere figurano Sodium DNA, la forma più comune nei cosmetici, Sodium DNA/RNA, che indica una miscela di frammenti di DNA e RNA, e Hydrolyzed DNA, riferito a DNA suddiviso in frammenti più piccoli.
I cosmetici formulati con PDRN possono essere particolarmente interessanti per le pelli mature, segnate dall’invecchiamento e dal fotoinvecchiamento, oppure nei periodi in cui è necessario prestare maggiore attenzione al rafforzamento della barriera cutanea. Per le pelli giovani, invece, le priorità restano una detersione adeguata, una buona idratazione e una protezione solare quotidiana.
C’è poi un aspetto fondamentale da chiarire: un cosmetico contenente PDRN non equivale a un trattamento di medicina estetica. “Un cosmetico con PDRN opera sugli strati superficiali della pelle e non può dare i risultati di un trattamento di medicina estetica”, sottolinea l’esperta. Le aspettative devono quindi essere realistiche e commisurate alla funzione del prodotto.
Infine, chi è allergico agli estratti ittici dovrebbe controllare con attenzione l’origine degli ingredienti e può valutare formulazioni di origine vegetale, chiedendo consiglio a un professionista in caso di dubbi. E, anche quando si scelgono attivi innovativi, una regola resta imprescindibile: la protezione solare quotidiana.
Il successo dei PDRN racconta così un’evoluzione del mondo beauty: l’attenzione si sposta sempre più verso la qualità e il benessere della pelle, con un interesse crescente per ingredienti innovativi e routine personalizzate. La chiave, come ricorda AIDECO, resta un’informazione corretta, una scelta consapevole dei prodotti e la capacità di distinguere le potenzialità della cosmetica da quelle dei trattamenti professionali.
Per ulteriori informazioni: www.aideco.org/